storia cogollo
Comune di Cogollo del Cengio
Cenni storici:
INDICE:
• EPOCA ROMANA E PRE-LONGOBARDA
• I BARBARI
• I LONGOBARDI
• CASTELLI E CHIESE A
COGOLLO
• COGOLLO SUI DOCUMENTI
• I COMUNI E LA RIUNIONE DI S.
AGATA
• LA REPUBBLICA DI VENEZIA
• FRANCIA E AUSTRIA
• XX SECOLO
• LOCALITA’ CARATTERISTICHE
DOCUMENTAZIONE STORICA
BIBLIOGRAFIA
EPOCA ROMANA E PRE-LONGOBARDA
Cogollo del Cengio è un
piccolo centro che sorge ai piedi dell’Altopiano di Asiago,
all’ingresso della Valle dell’Astico, con un territorio distribuito tra
pianura e montagna come riporta il Maccà: “Cogolo è villa
situata in monte, colline e piano; la maggior parte però di essa
è montuosa”.
Come tutti i piccoli comuni delle valli pedemontane lontane dalle
città quali Vicenza, Padova, Treviso, scarsa è la
documentazione scritta disponibile prima dell’epoca medievale, come
anche l’esistenza di manufatti e reperti.
I primi documenti scritti sui quali compaiono toponimi che si
riferiscono a Cogollo sono di epoca medievale, tuttavia questi
documenti fanno riferimento a realtà consolidate, è
quindi plausibile pensare che i primi insediamenti fossero anteriori a
tale epoca.
Cogollo romana?.. Cogollo Longobarda?…
Gli insediamenti preistorici trovati
in loc. Campiluzzi in Comune di Arsiero, come anche l’insediamento di
Rotzo testimoniano la presenza dell’uomo fin dalla preistoria….
Quindi non è senz’altro da scartare l’ipotesi della presenza di
popolazioni in queste zone, anche se non necessariamente stanziali come
sostiene Simeone Zordan “nelle nostre valli non c’erano ancora delle
popolazioni stabili. (epoca pre longobarda ndr)
La Valle dell’Astico era segnalata come zona dedita alla pastorizia.
Dobbiamo ritenere che tutte le terre di fondo valle, tutto
quell’apparato morenico formante le così dette campagne di
Arsiero, Cogollo, Caltrano, così pure i bassi versanti dei monti
e le rive dell’Astico non erano coltivate.
Erano terreni incolti, coperti di erbe selvatiche, di rovi, privi di
strade, adatti al pascolo dei numerosi greggi di stanza e di passaggio.
L’unico segno di vita era rappresentato dai pastori che salivano con i
loro greggi, che stanziavano per periodi di tempo e che si dedicavano
all’allevamento delle pecore, alla produzione e al commercio della lana”
Questa interpretazione avvalorerebbe il significato attribuito ad
alcuni toponimi locali quali il nome stesso di Cogollo che potrebbe
derivare dal latino “Cucullus”, termine indicante una sorta di mantello
con cappuccio utilizzato dai pastori, o dal latino medievale “Cubulum”
ossia riparo, covo, grotta.
Questo potrebbe suffragare la tesi di
chi sostiene che lo stemma del Comune rappresenti una sorta di
rifugio roccioso oppure dei mucchi di pietre utilizzati dagli
agricoltori per segnare i confini dei campi.
Meno considerata è la tesi che lo stemma rappresenti
semplicemente una pila di forme di formaggio ordinatamente disposte che
testimoniano l’attività prevalente legata alla pastorizia.
La disputa sulla presenza di popolazioni stanziali prima del medioevo
comunque rimane aperta, perché la mancanza di documentazione non
può invalidare una rivisitazione che consideri gli avvenimenti
che sfiorano le nostre valli nei secoli precedenti.
Le popolazioni abitanti l’attuale Veneto, prima gli Euganei e poi i
Paleoveneti, la cui presenza nell’Alto vicentino è testimoniata
da numerosi ritrovamenti avvenuti lungo la Pista dei Veneti, che
correva ai piedi delle Prealpi Venete da Magrè, Santorso,
Piovene, Rotzo, Caltrano, Cogollo, Lugo, Breganze e Marostica
(Serafini/Focolari/Prosdocimi/Leopardi/Costa/Maltese), vennero in
contatto con i Romani sicuramente nel II secolo a.C. del quale esistono
riscontri; in particolare Augusto, quando decise di dare un nuovo
assetto all’Italia unificata, incluse i Veneti nella X Regio Venetia et
Histria, che comprendeva quasi completamente le tre Venezie ed una
parte della Lombardia.(Manlio Cortellazzo)
Nel 141 a.C. Padova e Vicenza dipendevano dalla Repubblica Romana, alla
quale i Veneti si erano assoggettati senza lotta e per questo erano
trattati con moderazione (Simeone Zordan).
E’ altrettanto plausibile che i Romani di Mario, alla caccia dei Cimbri
attorno al 100 a.C. possano essere transitati nelle nostre valli; del
loro passaggio rimangono monete, suppellettili e armi ritrovate nel
corso degli anni ma anche tracce di attività più
stanziali quali lo sfruttamento delle miniere di ferro (loc. Vena di
Tonezza), il cui materiale veniva calato a Forni dove esistevano ottimi
impianti di fusione (Gasparotto); e quindi, perché nò
alla presenza, anche in epoca romana, di qualche fortificazione o di
qualche punto di osservazione a controllo dei confini a nord
della regione Italia?
E’ certo comunque che i Veneti contribuirono allo sviluppo delle
arti e delle lettere latine con due poeti eccellenti, ancora adesso
studiati nelle scuole: il padovano Tito Livio e il veronese Catullo.
I BARBARI
Se mai questi avamposti romani sono
esistiti, vennero travolti dalle ondate barbariche che dal 400 d.C.
calarono in Italia in concomitanza con la fine dell’Impero
Romano (476) ma anche a causa della costruzione ad oriente della
Grande Muraglia che sbarrò la strada ad ogni migrazione verso
est, costringendo queste tribù verso ovest, determinando un
grande movimento di popoli ad effetto domino.
Per primi arrivarono i Visigoti di Alarico che arrivarono fino al Roma
(410 d.C), seguirono gli Unni di Attila che scesero in Italia in tre
riprese, devastando e saccheggiando le terre venete e radendo al suolo
città come Oderzo, altino, Padova.
A questi eserciti che operavano solo saccheggi, con gli Eruli di
Odoacre (476-493) e successivamente i Goti di Teodorico (493-526), le
popolazioni “barbare” entrano i Italia per occupare permanentemente le
terre italiane; in particolare Teodorico, grande guerriero ma mediocre
amministratore , si circondò avvedutamente di consiglieri romani
e le successive leggi emanate da re Rotari, sono infatti scritte non in
gotico ma in latino.
I LONGOBARDI
Il regno gotico non durò a
lungo; il 2 aprile del 568, guidati da re Alboino (568-572) i
Longobardi partirono dalla Pannonia e diedero inizio alla grande
campagna d’Italia che durò decenni: Vicenza venne conquistata
nell’autunno del 568 mentre Padova 34 anni dopo!!
La calata Longobarda fu una vera migrazione di popoli, infatti al
seguito vi erano anche Sassoni, Svevi, Turingi e Gepidi, spinti ad est
dall’avanzata degli Avari che occupavano i loro territori.
Per molti storici il periodo Longobardo coincide con l’anno zero dei
nostri paesi, perché mentre i romani concentravano nelle
città la loro attenzione lasciando l’”Agro”, cioè i
territori lontani a loro stessi, i Longobardi organizzarono
capillarmente il tessuto sociale in tutto il loro territorio e quindi
le genti, pur presenti da tempi remoti agli alpeggi e ai pascoli,
divennero più stanziali organizzandosi in piccoli villaggi.
L’ordinamento Romano in Prefetture, Provincie e Municipi fu smantellato
e nacquero i Ducati (36 in tutta italia), in ognuno dei quali sorsero
Corti e Ville.
Il Ducato di Vicenza nacque, secondo il Mantese, nel 602 (anno
della distruzione di Padova) ma molti studiosi ne accreditano la
nascita già dalla conquista di Vicenza (568) e in esso si
insediarono le popolazioni longobarde assorbendo la popolazione
locale formata da pastori .
CASTELLI E CHIESE A COGOLLO
Certamente i primi ad insediarsi
furono i militari che, con ogni probabilità, avranno cercato dei
punti di difesa e di osservazione; non a caso a Cogollo esiste il
toponimo Pra’ della Varda dal longobardo “Warda” che significa “luogo
di guardia” (secondo il Mantese questo toponimo è addirittura di
origine Gotica); questo luogo è il prato nelle vicinanze della
Chiesa parrocchiale di
San Cristoforo nei pressi del colle dell’Olmo, dove, con ogni
probabilità, era eretto l’antico Castello.
Anche il torrione di Pedescala, sito nel territorio di Cogollo nella
sinistra orografica della valle Dell’Astico rientra in questa ottica di
difesa e si pensa che in epoca medievale fosse utilizzato come torre di
segnalazione in caso di pericolo essendo in corrispondenza visiva con
il castello di Velo.
Alcuni studiosi sostengono che le fondamenta siano di fattura romana.
Sicuramente anche a Cogollo sorse un castello la cui presenza è
confermata dai diplomi imperiali e posizionato nell’area soprastante la
chiesa parrocchiale di S. Cristoforo, distrutto, molto
probabilmente, dagli Ezzelini nella prima metà del 1200.
Oltre al castello, esisteva a Cogollo anche una fortificazione chiamata
“rocca” situata in direzione di Mosson e citata nell’inventario dei
beni dei Maltraversi del 1282 e in un privilegio imperiale di Enrico II
del 1008.
Infine, più a sud, verso l’Astico, sorgeva una “torre di
vedetta” le cui rovine erano visibili fino alla metà del 1800.
(al riguardo nel XVI il conte Caldogno chiese al Doge di Venezia il
feudo di “torre antiqua e ruinosa con certi muri in basso verso il
torrente Astico”
Altri castelli sorsero a Velo, Arsiero, Caltrano e, attorno ad essi, si
formarono i villaggi o Ville, probabilmente aggregando la popolazione
presente con le popolazioni longobarde.
E’ questa la più probabile delle ipotesi
sull’origine dei nostri paesi.
(Simeone Zordan)
Un’altra testimonianza della presenza longobarda nella zona Alto Astico
– Posina è confermata da alcune chiese e pievi, dedicate a Santi
particolarmente venerati da questo popolo dopo la conversione al
cattolicesimo (Pavia a. 682).
Tali chiese sono presenti ad Arsiero (S. Michele) a Velo (S. Martino e
S, Giorgio) e a Cogollo (S. Agata) che il Mantese attribuisce a
“popolazioni dominate da un forte elemento nordico-germanico”.
L’individuazione del periodo di costruzione della chiesetta di S.
Agata, in particolare, trova fondamento in un documento del 753
(ritenuto valido dal Prof. Mantese) dove si parla della donazione del
duca longobardo Anselmo (cognato di Re Astolfo) al monastero
benedettino di Nonantola di beni posti “iuxta fluvium Astagum”.
(Chiesetta di Sant'Agata)
La chiesetta è costruita in
aperta campagna ai margini della profonda e caratteristica depressione
dove scorre il torrente Astico.
E’ orientata ad est come tutte le chiese primitive, di pianta
rettangolare con attigua una probabile area cimiteriale.
E’ una costruzione rozza, senza motivi d’arte; una chiesa povera per
cristiani poveri; ma anche una delle più antiche della zona.
Per Cogollo essa costituisce la culla della propria fede cristiana,
anzi è stata sempre considerata come la prima chiesa
comunitaria. (Simeone Zordan)
Un secondo documento del 1186, lo storico dell’Abbazia di Nanantola
(Tiraboschi) parla di cinque masserizie che l’Abbazia possedeva in
questa zona.
Ora, accertato che nella seconda metà del VIII secolo,
iniziò nell’Alto Vicentino l’opera di catechesi dei monaci
benedettini, si propende per accreditare la chiesetta di S. Agata
costruita nel secolo VIII.
Altrettanto antica è la chiesetta di San Zeno (San
Zenone), edificata sopra la contrada di Casale e raggiungibile a
piedi per il sentiero dei “Ronchi alti”.
Dalla chiesetta, arroccata sulle pendici del Monte Cengio, si
può ammirare l’intera conca di Arsiero e Velo, dove confluiscono
le valli del Posina e dell’Astico.
La posizione della chiesetta, decentrata rispetto agli abitati di
Casale e Schiri-Piangrande conferma che la costruzione non avvenne ad
opera dei residenti, che l’avrebbero eretta più vicina alle
case, ma come nel caso di S. Agata, è probabile la spinta
dall’esterno di realtà religiose.

(chiesetta di San Zeno)
Infatti in un documento del 1014,
l’Imperatore Enrico II emanava un privilegio in favore del Monastero di
S. Zenone di Verona, nel quale si confermano i possedimenti situati in
“Comitatu Vicentino”.
Il Mantese commentando questo documento conclude che l’origine di
questa chiesetta, come altre nel vicentino va riferita ad antichi
possedimenti del celebre monastero veronese e possono sicuramente
risalire ad epoche anteriori all’anno 1000.
La festa del Santo, che veniva un tempo celebrata il 17 dicembre,
mentre in altri luoghi si celebra in primavera, conferma l’influenza
del Monastero di S. Zeno di Verona che con bolla del 12 settembre 895,
stabiliva di ricevere la spettanza dei raccolti proprio nella Festa di
San Zenone in dicembre.
La Chiesetta fu custodita da eremiti fino al 1700 (Romitorio), poi
durante la 1° Guerra Mondiale fu usata come rifugio dai soldati
italiani; distrutta dai bombardamenti venne poi ricostruita nello
stesso posto.
La presenza dei monaci nonantolani, fin dal già citato anno 753
è la chiave di volta per datare anche altre chiese del
territorio, in particolare la chiesetta di San Senesio, costruita sul
Colle dell’Olmo, poco sotto l’area dove sorgeva il castello, dai monaci
e dedicata a S.Senesio le cui reliquie si trovano a Nonantola.
(Chiesa dell'Olmo)
Succesivamente con la costituzione
della Parocchia di Cogollo la chiesa sarà dedicata ai Santi
Cristoforo e Senesio (SS. Christophori et Sinesti de Cogolo).
Alcune lapidi poste all’esterno della chiesa, testimoniano l’esistenza
di un’area cimiteriale attigua alla chiesa.
Anche la chiesetta campestre di S. Cecilia, che esistette fino al 1665
è segno della presenza dei monaci nonantolani.
E’ situata a Mosson, località antica della cui esistenza
si trova conferma in un documento del 983 con il quale il vescovo di
Vicenza Rodolfo donava dei beni al monastero vicentino dei santi Vito e
Modesto: “In Muxune caxale unum”

Chiesetta di Santa Cecilia)
La chiesetta venne demolita su
desiderio di Gregorio Barbarigo, Vescovo di Vicenza, e nello stesso
luogo, nel 1676, venne edificata l’attuale chiesa di S. Gaetano,
tuttora esistente che riporta sul frontale lo stemma del Comune e la
scritta “Comunitas Cogoli A.D. 1676 F.F.”
(Zordan S.)
Storicamente è plausibile pensare che la fortificazione della
Valle dell’Astico, sia iniziata proprio con Re Alboino perché
era nota l’ambizione dei Franchi, che erano stanziati in Baviera, di
calare nella pianura vicentina rinnovando l’alleanza con Bisanzio che
controllava ancora le aree costiere.
La via più breve per chiudere l’accerchiamento su Vicenza era la
vallata dell’Astico (A. Previtali).
I longobardi dominarono queste vallate per due secoli, prima di essere
assorbiti nel regno carolingio di Carlo Magno (774); la loro presenza o
meglio, la loro integrazione nel tessuto sociale è testimoniata
oltre che da testimonianze di costruzioni (castelli e chiese)
anche da toponimi come il già citato “Pra della Warda” e
da una grande quantità di termini che sono tuttora usati sia a
livello dialettale che di lingua italiana e che derivano dal
Longobardo; a volte passati nella lingua italiana o nel
dialetto senza modifica.
Per citarne alcuni:
Balcòn= finestra, imposta di finestra. Dall’antico
germanco “balko” = trave.
Bioto= solo, senza niente dall’antico germanico “Blauz”=nudo, privo di
tutto.
Gramo=misero, povero dall’antico germanico “gram”= povero.
Petufare= percuotere, picchiare dal germanico “betu’pfen” = toccare .
Speo=spiedo, dal germanico “speut”, dal cimbro “spiss” che in
origine era un ferro lungo per la caccia al cinghiale.
slitta da “slita”
cesta, gerla da “zaina” = sacco a spalla
il dialettale ruspio dal longobardo “ruspi”; bioto da “blauszo”; magon
–inteso come peso sullo stomaco – avere il magon dal longobardo
“mago”=stomaco
(G. Rigon: “la cultura germanica nell’Alta Valle dell’Astico”)
COGOLLO SUI DOCUMENTI
Dell’esistenza di Cogollo si trova
riferimenti nei Diplomi rilasciati all’Autorità religiosa dai
sovrani che si sono succeduti sul trono del Sacro Romano Impero
Germanico, organismo che riprese, rispettandolo, il precedente assetto
amministrativo su basi feudali dei Ducati Longobardi prima (568-799) e
poi delle Contee Carolingie (800-888) con la suddivisione a piramide in
Comitatus, (le Contee appunto, Conte=Comes,-itis>Comitatus), estesi
come le nostre attuali provincie, ripartite in Curtes, corrispondenti
all’incirca alle nostre Circoscrizioni, queste in Villae, aree di
limitate dimensioni a base rurale e, ultimi, i casali (attuale loc.
Casale?) o residenze, ossia le singole fattorie abitate da coltivatori
e artigiani.
Nel 910 il Vescovo di Vicenza, Vitale, nominato dall’Imperatore
Berengario I (888-924) Arcicancelliere dell’impero in sostituzione del
defunto Pietro, Vescovo di Padova, ottenne la donazione della Curtis
costituita dalla Valle dell’Astico.
Ed è in questo periodo che si trovano i primi documenti che
testimoniano la presenza di insediamenti fissi in zona; infatti
l’antica contrada di Mosson è nominata, come già
detto, in un privilegio del Vescovo di Vicenza Rodolfo, mentre
“Cogolo” figura in più liste (del 1339 e del 1389)
assieme a “Folone” e Moxone”; l’indicazione separata sta a
significare, con ogni probabilità, che in quei tempi le due
contrade formavano due ville e due comuni separati da Cogolo.
(Maccà – “Storia del territorio vicentino” – Caldogno 1814)
Successivamente il diploma di Ottone III (a.1000) si decreta
l’investitura del Vescovo Geronimo, tra gli altri, dei castelli e
pertinenze di Cogollo, velo Arsiero, privilegi confermati poi con il
successivo diploma sempre di Ottobre III (a.1001).
Anche il Diploma di Enrico II (a.1008), nei riguardi dello stesso
Vescovo Geronimo, conferma le stesse disposizioni per Cogollo, Velo
Arsiero.
Il di Corrado II il Salico (a.1026) rilasciato al Vescovo Tedaldo,
conferma ancora la presenza importante dei centri di Cogollo. Velo e
Arsiero nella Val’D’Astico.
Segue il Diploma di Enrico IV (a.1084), nei confronti del Vescovo
Ezelino; il Diploma di Federico I, il Barbarossa (a.1158) al Vescovo
Uberto; il Diploma di Ottone IV (a.1210) che conferma al Vescovo Uberto
II le prerogative e i privilegi precedenti per Cogollo, Velo e Arsiero,
fino al Diploma di Federico II (a. 1220) al Vescovo Ziberto, dove si fa
riferimento ad alcune Corti del territorio della Val D’Astico.
I COMUNI, LA RIUNIONE DI S.
AGATA e L’”INSTRUMENTUM”
Con la sconfitta dell’imperatore
Federico Barbarossa a Legnano dalla Lega Lombarda e Veronese (1183) le
realtà locali evolvono e acquistano una propria
identità: i “casali”, le “Ville” di Caltrano,
Chiuppano, Cogollo Velo e Arsiero, diventano liberi Comuni
ognuno con il proprio territorio.
Bisognava quindi dividere tra questi Comuni il territorio che, fino ad
allora, aveva visto una unica amministrazione .
La riunione nella chiesetta di S. Agata a Cogollo del 31 luglio 1202,
rappresenta il riconoscimento di queste identità infatti con la
definizione dei confini sulla destra dell’Astico e l’approvazione di
alcune convenzioni riguardanti i diritti di pascolo e di legnatico si
sancisce ufficialmente la nascita dei Comuni di Arsiero, Velo e Cogollo
e, successivamente, dal territorio di Arsiero, dei Comuni di
Posina e Tonezza.
Era il principio di quello sgretolamento dell’autorità dei
Signori locali per cui i Velo, i Da Breganze, i Da Castelletto si
illuderanno di essere ancora dei domini ma non riusciranno più
ad imporre la loro dispotica volontà sui liberi comuni (A.Busato)
Due anni dopo, il 30 settembre 1204, si tenne sempre a Cogollo, in
località Prà della Warda, una riunione analoga, dove
vennero definiti i confini dei territori sulla sinistra dell'Astico, ai
quali erano interessati i Comuni di Cogollo, Caltrano, Chiuppano
e dei Sette Comuni dell’Altopiano.
LA REPUBBLICA DI VENEZIA
Ma intanto Venezia da rifugio dalle
invasioni barbariche è diventata una potenza che domina i mari,
ormai affrancata da Bisanzio si rivolge verso l’entroterra e dal 1400
queste valli, trascorso il periodo delle signorie degli Ezzelini
(1216-1259), dei Padovani( 1266-1311), degli Scaligeri (1312-1387), dei
Visconti (1388-1404) sono sotto l’ala protettrice della Repubblica di
Venezia.
Venezia si preoccupò subito di stabilire i confini tra le
montagne dell’Alto Astico-Posina e il territorio austriaco, ma non
riuscì mai a impedire il passaggio delle truppe imperiali
tedesche che nel corso dei secoli XVII e XVIII invadevano queste valli
per scendere in pianura a sostenere le guerre, con effetti immaginabili
sulle popolazioni.
Per il resto scarse sono le notizie sulla vita locale tranne che il
funzionamento dell’istituzione comunale conservava ancora il carattere
democratico del comune medievale; nei documenti del 1600 si legge che
il “degan” (decano) su ordine del sindaco convocava le assemblee dei
capi famiglia per discutere le questioni di particolare importanza; a
Cogollo il raduno avveniva ancora in località “Prà della
Warda” di longobarda memoria. (S. Zordan)
Certamente la vita non era facile, tra eserciti di passaggio, guerre,
ricordiamo tra le altre la guerra di Cambrai contro Venezia, quando nel
1516 Posina, Fusine, Castana e Arsiero furono incendiate dagli
imperiali, Cogollo non deve aver subito diversa sorte…
E poi le pestilenze e i contagi come nel 1630 quando la peste, di
manzoniana memoria, colpì il nord Italia decimando le
popolazioni.
FRANCIA E AUSTRIA
Alla fine del 1700, la Repubblica di
Venezia cessa definitivamente di esistere sotto i colpi dell’esercito
di Napoleone che a Campoformido (1797) cederà il territorio
della Serenissima all’Austria.
Immaginiamo il disorientamento, forse l’indifferenza delle popolazioni
locali al passare dai veneziani agli austriaci, e poi dopo Austerlitz,
di nuovo ai Francesi, per poi, dopo Waterloo (1815) ancora
all’Austria nel Regno Lombardo-Veneto. Grandi furono le riforme
Napoleoniche (stato civile ai Comuni, leva obbligatoria, istruzione
obbligatoria, cancellazione delle classi sociali), in parte annullate
durante il dominio austriaco che durò fino al 1866, anno
dell’annessione plebiscito (?) al Regno D’Italia.
La vita delle nostre valli scorre senz’altro in un’altra dimensione, le
prime fabbriche, la consueta, dura lotta nei campi, i
terrazzamenti sulle pendici dei monti e i boschi; ma anche precarie
condizioni economiche che determinano alla fine del 1800 l’emigrazione
di larghi strati di popolazione rurale; fenomeno di spopolamento che
queste valli conobbe anche nel secolo successivo e mai
definitivamente cessato.
XX SECOLO
L’inizio del ‘900 è
caratterizzato da tensioni tra le grandi potenze europee, impegnate
nella consueta (per l’epoca) politica espansionistica e coloniale,
ritenuta di fondamentale importanza per risolvere i problemi economici
interni ma anche per affermare la propria supremazia nazionale, etnica
e religiosa.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, il
territorio vicentino si trovò direttamente coinvolto nel
conflitto, non a caso lo stendardo della Provincia riporta i quattro
famosi ossari del Monte Pasubio, M. Cimone, Asiago e M. Grappa.
Cogollo del Cengio, assieme agli altri Comuni della valle fu subito
area di confine, retrovia delle prime linee italiane che
sull’Altopiano di Asiago fronteggiavano l’avanzata austriaca.
Divenne così crocevia di truppe, mezzi, grazie anche
alla linea ferroviaria Piovene – Asiago inaugurata
provvidenzialmente già nel 1910.
Gli austriaci nel frattempo, al culmine della Strafexpedition,
avevano occupato Arsiero il 28 maggio del 1916 ed erano arrivati fino a
località Schiri, anche
sull’Altopiano di Asiago erano avanzati fino al bordo
meridionale da dove vedevano l’anelata pianura vicentina, proprio
da quel M. Cengio, teatro di successive epiche battaglie
per la riconquista, che legherà per sempre il proprio nome a
Cogollo.
Il dopoguerra restituisce un territorio martoriato, i profughi
ritornano alle loro case, ma tutto è da ricostruire e non
c’è lavoro per tutti, così molti partono in cerca di
fortuna verso il Sudamerica, Francia, Belgio.
Verrà poi il fascismo e la seconda guerra mondiale,ma questa
è storia recente, ricordi ancora vivi nella memoria dei nostri
anziani.
LOCALITA’ CARATTERISTICHE
la Fontanella di Mosson
Non esistono scritti o documenti della sua epoca. Si pensa che gli
insediamenti nelle vicinanze (Colombara, Palazzo dei "Sucoi") siano
sorti vicino ad una sorgente d'acqua.
Nel 1896 durante i lavori di
scavo per le fondamenta di costruzione della chiesa parrocchiale, fu
trovato il passaggio d'acqua che alimentava la fontanella. Per
ristabilire nuovamente il corso d'acqua furono messi dei coppi, uno
sopra l'altro. Vicino alla chiesa si trova la "Giassara". D'inverno
veniva riempita di neve, dal piazzale davanti alla chiesa. Il ghiaccio
veniva prelevato attraverso una porta con corridoio che porta
all'interno della "Giassara" (attualmente l'entrata si trova sotto il
palcoscenico della sala ex-cinema). Il ghiaccio serviva d'estate alle
persone che si procuravano traumi e agli ammalati. Nel corso del 1997 e
1998 la Fontanella è stata recuperata dal gruppo Alpini di
Mosson con il contributo dell'Amministrazione Comunale ed è
stata inaugurata il 24 maggio 1998.
"Il Fosso"
L'origine storica di questo sito è assai incerta, comunque
antica, essendo legata al ricordo delle persone più anziane del
paese.
La data 1937 (XXV dell'era fascista) riportata sulla fontana non
è la data di prima edificazione ma quella di restauro visto che
il pozzo, lì vicino, servì per fare la calce utilizzata
nella costruzione della chiesa parrocchiale, iniziata nel lontano 1912
e inaugurata nel 1927.
I canali servivano per fare il
bucato. Il bestiame, oltrechè nei canali, poteva abbeverarsi
anche in una vicina pozza alimentata dal troppo pieno. Sono oggi, ben
visibili, i canali e il vicino pozzo già citato che serviva per
l'attingimento di acqua potabile da parte della popolazione di Follon,
che la trasportava manualmente con i "sici" e il caratteristico
"bigòlo".
L'area è stata sistemata dal locale Gruppo Antincendio Boschivo
e Protezione Civile con il contributo dell'Amministrazione Comunale e
inaugurata nel 1997. È oggi utilizzata come parco giochi e luogo
per concerti all'aperto.
Può essere raggiunta comodamente in pochi minuti dalla centrale
Piazza della Libertà.
Il capitello dei "Bissui"
È un ricovero costruito in pietra bianca locale, sassr e
laterizio. È a pianta rettangolare, la copertura è a due
spioventi. All'interno nel Iato opposto all'ingresso c'è una
nicchia. Il tempietto è ubicato sulla strada che porta ai Bissui
a fianco della omonima sorgente. Ad esso si accede attraverso una ampia
porta.
Verso la nicchia vi è un
gradino che fungeva probabilmente da basamento per l'altare. La nicchia
è ricavata con laterizio intonacato, sotto la sua volta
cilindrica appare l'unico elemento ornamentale ancora visibile. Si
tratta di una stella a cinque punte scolpita in un blocco di marmo
infisso sulla sommità della nicchia stessa. All'interno della
stella vi è iscritta una circonferenza, che funge da alloggio
della croce ivi scolpita. Oltre alla funzione sacra sembra evidente
anche quella di capitello-ricovero, date le sue dimensioni e
soprattutto l'ubicazione vicino ad una sorgente che un tempo fungeva da
lavatoio. Il capitello e l'area circostante sono stati recuperati dal
gruppo Alpini di Cogollo nel 1990 ed inaugurato il 27 maggio 1990.
Il capitello può essere raggiunto con breve passeggiata partendo
da Via Monte Cengio.
Pozza del ”Lamareto"
È considerata da molti la
più antica pozza di Cogollo. Anche in questo caso l'origine
è però incerta. Serviva nei tempi passati per
l'abbeveramento del bestiame e anche per il bucato (cosidetta
"Iissia"). Situata al termine di Via Progresso, è stata
sistemata da alcuni volontari della zona nel 1990 e costituisce oggi un
piacevole punto di relax.
BIBLIOGRAFIA
Previtali A. “I Longobardi a Vicenza”
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Panozzo L. “I capitelli di Cogollo del Cengio e Caltrano”
Rigon G. “La cultura germanica nell’Alto astico-Posina”
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